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Il Casone alle Camerelle

La Storia

Nel dicembre del 1527, il conte di Venafro Enrico Pandone e sua madre Ippolita d’Aragona, dal castello di Prata Sannita, confermavano a Geronimo Sabino l’ufficio di Mastrodatti della Bagliva di Venafro e gli donavano alcuni beni stabili nella stessa città, in remunerazione delle benemerenze acquisite nei loro confronti, per averli seguiti durante il loro esilio in Francia.
Tra questi beni anche “Starciam unam sitam in Territorio Castri Novi Sanctae Mariae de Oliveto in loco ubi dicitur Cammarelle, juxta viam publicam a duobus lateribus, juxta terram Sancti Laurentii de dicto Castro, et alios fines”, ovvero un’estesa quantità di terreno in località Camerelle presso Castel Nuovo di Santa Maria Oliveto, contermine alla “viam pubblicam”, uno dei tratti fondamentali dell’antica Via Francigena, già Via Latina, che, passando per il Sannio, collegava Roma ai porti del Mare Adriatico verso l’Oriente.

In questo luogo, Geronimo Sabino completò una grande villa che i conti Pandone di Venafro avevano iniziato nella seconda metà del XV secolo e che fu popolarmente chiamata “Il Casone”.
Al centro del cortile si trova, ancora intatta, una grande cisterna con vera rinascimentale nella quale dai tetti confluivano le acque piovane. Particolarmente interessante la scoperta della piccola cappella gentilizia dedicata a Maria Madre di Dio dove, tra insegne araldiche domestiche e un affresco con l’immagine di S. Antonio a cui appare la Madonna del Carmine, è ricomparsa
una epigrafe del 1704 (foto a lato) con la quale Antonio Marotta, barone di Castel Nuovo, riepiloga sinteticamente la storia di questo casale, partendo dalla donazione di Enrico Pandone.

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Gli Scavi Archeologici

A partire dall’estate 2015, durante i lavori di restauro del “Casone”, sono ritornati alla luce i resti di una struttura agricola di età romana (villa rustica) e delle relative pertinenze che avevano costituito l’impianto della nuova edificazione cinquecentesca.

Il complesso era situato in un pianoro la cui campagna doveva essere molto sfruttata dal punto di vista agricolo e l’area era sicuramente occupata da grandi ville più o meno estese. L’insediamento era ben organizzato poiché si trovava su un’arteria di comunicazione importantissima quale era la Via Latina che collegava Roma, Venafro e Isernia al resto della Regione e garantiva un collegamento tra il Tirreno e l’Adriatico.

Lo scavo ha sinora indagato soltanto una parte del vasto complesso; sono state individuate varie fasi costruttive e di vita della villa che si possono datare dalla fine del II sec. a.C. al III-IV sec. d.C., non escludendo una continuità riferibile alle prime fasi del periodo tardo antico – alto medievale, dato attestato da due sepolture infantili.

Le fasi individuate sono caratterizzate da trasformazioni planimetriche che, seppur notevoli, non hanno mutato la vocazione residenziale e produttiva del complesso. Dai dati emersi è possibile affermare che parte dell’area indagata sia andata distrutta in seguito ad un incendio che interessò in larga parte gli alzati degli edifici generando il successivo crollo degli stessi. Successivamente alla distruzione del complesso si susseguirono varie fasi di riutilizzo documentate da ambienti minori (B – C – D) impostati direttamente sugli strati di crollo dei precedenti.

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